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By Marco Lenherr

Marco LenherrMarco Lenherr è entrato quasi per caso in contatto con Piazza Blues,  spinto dalla passione per il blues e dall'armonica, che suona da  diversi anni. Con la sua rubrica vuole avvicinare il lettore al mondo  del blues e a quello che lo circonda. Per domande, suggerimenti o  critiche di ogni genere potete contattarlo al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.




Gli armonicisti dell'edizione 2010 di Piazza Blues e il loro suono

Anche quest'anno il programma di Piazza Blues lascia ampio spazio all'armonica, proprio per l'autenticità che questo piccolo strumento riesce a conferire ad un genere come il Blues. Bastano due note di armonica e subito il pubblico entra in uno stato emozionale unico, in sintonia con l'artista e l'ambiente che lo circonda. Più di una volta ho avuto modo di constatare che persino i bambini più piccoli rimangono affascinati, se non addirittura stregati, dal suono di questo strumento. Ho cercato di capire la ragione di questo fenomeno, scoprendo che l'armonica rientra in quella categoria di strumenti musicali che emette un suono il cui timbro è uno dei più simili a quello della voce umana. Aggiungo inoltre che è uno strumento come pochi che riesce ad imitare i suoni che ci circondano o che in passato circondavano le persone; basti pensare all'imitazione del suono del treno a vapore o il tipico suono di un lamento usando alcuni effetti fatti con le mani.

Sostanzialmente nel mondo dell'armonica distinguiamo due tipi di suono; quello acustico, vale a dire quando lo strumento è suonato senza l'uso di effetti o amplificatori, e il suono elettrificato o amplificato, cioè il suono che si ottiene utilizzando un microfono collegato ad un amplificatore, solitamente valvolare: si ottiene così un suono distorto, tipico del blues di Chicago. Il suono dell'armonica amplificata viene spesso paragonato a quello di un sassofono; ecco perché nel gergo bues l'armonica viene anche chiamata di "sax del mississippi". (nella foto: esempio di microfono e amplificatore per il suono elettrificato)amp-mic-200

L'aspetto più interessante del suono di questo strumento è che ogni armonicista ha un suo suono, assolutamente inimitabile, in quanto il suo corpo fa in un certo senso da cassa di risonanza, che unitamente alla tecnica utilizzata, conferisce allo strumento quella che è la sua timbrica. Questo discorso non vale solo per il suono acustico, ma anche per il suono amplificato, indipendentemente dal microfono o amplificatore usato. Spesso infatti durante le jam sessions, quando magari più armonicisti suonano insieme un brano e si passano il microfono per la parte di assolo, constato ogni volta la differenza tra un musicista e l'altro: chi ha un suono più chiaro, chi più cupo o addirittura metallico.

L'edizione di quest'anno di Piazza Blues comprende 4 bravissimi armonicisti che usano tutti tecniche e stili differenti:

Steve Baker, suona sia in acustico, sia amplificato, usando un piccolo amplificatore di pochi watt e un microfono del tipo comunemente chiamato in gergo "bullet". Il suo stile è unico: con attacchi molto precisi e incisivi, ispirato da sassofonisti funk, ha letteralmente inventato uno stile nuovo di interpretare l'armonica. Di conseguenza anche il tipo di suono e la tecnica scelta per questo modo di suonare influenzano il timbro dello strumento.

steve-200 (Steve Baker in azione: suono elettrificato. Sullo sfondo si vede il suo amplificatore)

Rick Estrin, preferisce quasi esclusivamente il suono amplificato. Il suo stile piuttosto Swingato lo porta a scegliere un amplificazione estremamente grande e potente, che gli da un sostegno per note piene e lunghe. Rick spesso usa un amplificato con 4 o addirittura 6 coni da 10 pollici di diametro per un totale di 100Watt. Una valanga di suono, se paragonato al piccolo amplificatore di Steve, di soli 7 Watt.

San Pedro Slim, suona in uno stile swing tipico della west coast americana, dove entrano in gioco sia sonorità acustiche, ma anche il classico suono amplificato pieno e pomposo, definito in gergo anche greasy (grasso). Solitamente questi tipi di suono richiedono amplificatori grandi, come il leggendario fender bassman, considerato l'amplificatore più prestigioso di tutti i tempi, non solo per quanto riguarda l'armonica.

Claudio Egli, (Marco Marchi & the Mojo Workers), preferisce il suono acustico, suonato nello stile come si usa nel Delta del Mississippi. Nelle poche occasioni in cui suona amplificato, tende anche lui a preferire amplificatori di dimensioni medie-ridotte.

claudio-200 (Claudio Egli in acustico, con microfono voce)

E perché vi dico tutto questo? Semplicemente per far conoscere al comune appassionato di Blues un'aspetto dell'armonica che molto spesso passa del tutto inosservato, e che invece per l'armonicista stesso è uno degli aspetti che più lo porta a compiere interminabili ricerche e scambi di opinione con altri musicisti per trovare quello che è il suo suono unico, che gli permette di sfruttare al meglio la sua tecnica e dare così il suo meglio a livello espressivo. Vale la pena quest'anno, durante i concerti, di osservare pertanto anche la strumentazione degli armonicisti sul palco. Sono sicuro che gli armonicisti che suonano durante la manifestazione non  mancheranno di osservare e paragonare la loro strumentazione con quella dei loro colleghi….e magari un qualcuno chiederà all'altro "…how do you get that sound?"… la magia del mondo dell'armonica è che ha una tradizione quasi esclusivamente orale: esiste molto poco di scritto e quindi ognuno si scambia le esperienze e le informazioni con l'altro. Anche questo fa parte del Blues!

Buon festival a tutti; ormai manca poco e io davvero non vedo l'ora!

 
Buddy Guy

Inizialmente mi sono chiesto se non fosse banale scrivere un breve articolo su un personaggio noto come Buddy Guy. Chi non conosce Buddy Guy? Eppure è bastato davvero poco per rendermi conto che dalle nostre parti, la leggendaria figura di Buddy Guy non è così popolare come credevo, benché si sia già esibito anche qui da noi negli anni passati. Mi ricordo infatti della presentazione che aveva fatto una mia amica sul palco e in diretta televisiva, annunciando con scarso entusiasmo l'esibizione del "king of the Blues", mister Buddy Guy: credo non si sia resa conto del calibro di questo artista.

buddy guy_041-600

Ebbene chi è Buddy Guy?

L'influenza che Buddy Guy ha avuto su giovani generazioni di musicisti è incalcolabile. Pensate che lo stesso Eric Clapton definisce Buddy Guy il miglior chitarrista blues che sia mai esistito. Persino Jimi Hendrix e Stevie Ray Vaughan sono rimasti influenzati dai suoi concerti: il modo di Jimi di suonare la chitarra con i denti, rispettivamente il modo di Stevie Ray di suonare la chitarra appesa dietro alla schiena, sono entrambe state copiate da Buddy Guy.

Buddy Guy - che in realtà si chiama George Guy - nasce nel 1936, da una famiglia di mezzadri. Impara a conoscere il blues quando suo padre compera la prima radio e un giradischi di seconda mano, dopo l'arrivo dell'elettricità in casa. Acquista il suo primo disco con i pochi risparmi: "boogie chillum" di John Lee Hooker. Rimane affascinato quando vede per la prima volta una chitarra elettrica, quella di Lightning Slim. Diventano amici e da lui impara alcuni trucchi, che custodisce gelosamente e che si porterà nella tomba, come ha dichiarato in un'intervista nel 1993 su CD review magazine.

Buddy rimane però influenzato soprattutto da Guitar Slim e BB King. Dal primo per il modo di muoversi sul palco e di girare tra il pubblico con la chitarra, arrivando ad usare addirittura un cavo lungo 60 metri, e da BB per il modo unico di suonare la chitarra.

Decide di trasferirsi a Chicago, e dopo alcune difficoltà iniziali riesce a conoscere Muddy Waters che lo tratta come un figlio, e che gli permette di avere un contratto con la Chess Records. Registra brani con leggende del calibro di Howlin Wolf, Sonny Boy Williamson, Muddy Waters, Little Walter, Koko Taylor e Willie Dixon, coronando così il suo sogno.

Negli anni 60 suona in tutta Europa e negli anni 70 inizia una decennale collaborazione con il leggendario cantante / armonicista Junior Wells. Entrambi musicisti di grandissimo talento che, con il loro particolare carattere, danno origine a spettacoli davvero inaspettati e divertenti.

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Dopo un periodo di crisi negli anni 80, nel 1989 Buddy apre a Chicago il proprio Club, il Buddy Guy's Legend, che diviene il ritrovo numero uno del blues a Chicago.

Nel 1991 viene invitato da Eric Clapton a suonare una serie di spettacoli alla Royal Albert Hall di Londra. Grazie a questi show Buddy riesce ad avere un contratto con la casa discografica Silverstone. Con il primo album "Damn Right, I've got te Blues" vince subito un premio grammy award. Da allora Buddy ha pubblicati altri album, uno più bello dell'altro.

Nell'ultimo numero della rivista Blues Revue viene presentata una classifica dei più bei album Blues dell'ultimo decennio. Indovinate quale è stato definito il più bell'album del periodo che va dal 2000 al 2009? Ancora una volta lui: Buddy Guy, con il suo album "Sweet Tea".

È quasi impossibile riassumere in poche righe quello che caratterizza, e ha caratterizzato, un artista come Buddy Guy: concludo quindi con la citazione di un altro bluesman, Lonnie Brooks, nel suo libro "Blues or dummies": "Buddy Guy è un maestro. È il più ardito chitarrista che abbia mai visto su un palcoscenico. Ti fa cadere nella sua trappola e ti fa cadere stecchito. Buddy è il vero padrone della scena e, basta vederlo per capirlo immediatamente. I suoi trucchi sono fantastici: è capace di abbassare il volume fino ad un soffio, per poi alzarlo nuovamente in modo che ti arrivi in faccia come uno schiaffo, a una potenza incredibile!".sweet-tea-100

A questo punto non vedo l'ora di rivederlo dalle nostre parti.

Cosa posso consigliarvi di ascoltare? Direi almeno una raccolta di successi, oppure, perché no, proprio Sweet Tea…da ascoltare a tutto volume per il piacere vostro e dei vostri vicini.

Per maggiori informazioni: www.buddyguy.com

Le foto di Buddy Guy, realizzate da Paul Natkin, sono gentilmente state messe a disposizione da Isabelle Libmann ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

 
Cadillac Records

Lo scorso mese di ottobre è finalmente uscito il DVD in italiano del film Cadillac Records, un film che racconta la storia dell'etichetta discografica Chess Records di Chicago. Si può tranquillamente affermare che il Chicago Blues ha conosciuto il suo successo iniziale grazie a questa casa discografica.

Il film racconta dell'incontro tra Leonard Chess con l'allora sconosciuto Muddy Waters, e di come è nato e cresciuto il loro business, grazie dapprima ai successi di Muddy e in seguito grazie ad altri artisti che sono entrati a far parte della Chess Family, quali lo strepitoso, giovanissimo armonicista Little Walter, il bassista e compositore Willie Dixon, l'impressionante Howlin Wolf, il simpaticissimo Chuck Berry e infine l'affascinante Etta James, interpretata da una bravissima Beyoncé Knowles.

Cover DVD

Il film è davvero bello, e sembra quasi di poter sentire l'aria che si respirava in quei tempi nello studio di registrazione. Per gli intenditori non mancano alcuni aneddoti che hanno fatto la storia del Chicago blues, come p.es. la scena in cui Little Walter decide di provare a tenere in mano un microfono e suonare l'armonica amplificata utilizzando un amplificatore per chitarra; nasce così il leggendario suono dell'armonica elettrificata. In un'altra scena, sempre in studio, Muddy Waters dice a Leonard Chess che Little Walter vorrebbe registrare un suo brano con l'armonica; nasce così il più classico dei brani strumentali di armonica: Juke, suonato tra l'altro nella colonna sonora dal mitico Kim Wilson.

Infatti tutti i brani della colonna sonora del film, ad eccezione di "Last Night" di Little Walter, sono reinterpretati da artisti dei nostri tempi. Secondo me il risultato è davvero riuscito.

I brani di Etta James sono tutti interpretati con grandissima passione da Beyoncé, Juke appunto da Kim Wilson & Soul Sven, il Brano Smokestack Lighting di Howlin Wolf da Eamon Walker, Forty Days and Forty Nights da Buddy Guy, per citarne alcuni.

Secondo me questo film è un must per tutti gli appassionati blues e per chi vuole sapere come è cresciuto il Chicago Blues, la successiva crisi che ha subito verso la fine degli anni 50' e di come si è riaffermato negli anni 60 soprattutto grazie ai Rolling Stones e alle esibizioni di questi grandi Bluesmen in Europa negli anni 60.

Anche la colonna sonora del film rappresenta una bella collezione di brani classici Blues rivisti in Chiave più moderna, ma sempre mantenendo la loro originalità, a dimostrazione del fatto che questi classici del blues di oltre 50 anni fa non tramontano mai.

Qui trovate il trailer ufficiale del film

Buona visione!

 
Chicago Blues

L'altra sera in macchina stavo ascoltando una bellissima compilation intitolata "Chicago blues harmonica". Stavo andando a prendere mio figlio dall'allenamento di basket, e in quell'occasione ho dato un passaggio anche a due suoi compagni di squadra. Appena siamo partiti, Ivo, il compagno di mio figlio Lukas, sentendo la musica di sottofondo dice convintissimo "ah, che bello, questo è country rock"…."COUNTRY ROCK?" ... sgrano gli occhi... incredulo, lo correggo e gli spiego che si trattava di Chicago blues, del più classico che si può trovare in giro.  "A me invece sembra country rock" insiste lui, non curante delle mie spiegazioni…di fatti aveva già cambiato discorso rivolgendosi a Lukas e all'altro compagno, Gianmarco….

Diciamo che è stata questa simpaticissima situazione che mi ha dato l'idea di scrivere una breve articolo sul Chicago blues. Il mio scopo non è tanto quello di scrivere la storia del Chicago blues, ma piuttosto di spiegare come riconoscere questo genere di musica, e quali sono le sue principali caratteristiche.

Il Chicago blues è forse il più famoso e ascoltato stile di blues, ed è quello che solitamente ci viene in mente quando pensiamo ad una blues band che suona dal vivo in un club, pieno di fumo, e dove su un piccolo palco i vari musicisti della band si alternano in assoli e improvvisazioni. Questo genere di blues ha preso il nome dalla città di Chicago, Illinois dove si è sviluppato verso la fine degli anni '40, quando migliaia di persone del Mississippi (compresi i musicisti blues del Delta) lasciarono i campi e si diressero verso Nord per lavorare nelle fabbriche.

Blues Band dal vivo

Il Chicago Blues è solitamente composto da chitarra, basso, batteria, pianoforte (a volte anche sassofono) e armonica, e gli strumenti sono tutti amplificati, creando così un suono completamente nuovo, dove emerge particolarmente il basso pomposo e, quando presente, l'armonica. Per quanto riguarda la ritmica, è molto frequente il classico ritmo shuffle: senza voler essere troppo tecnico immaginatevi il classico ritmo "TAA-Ta-TAA-Ta-TAA-Ta-TAA-Ta".

In sintesi, se state ascoltando un brano e vi sentite quasi come trascinati da una ritmica sensuale, sottolineata da una batteria e da un basso pomposo che sostengono le improvvisazioni a turno di chitarra, pianoforte e di un'armonica rozza, distorta dall'amplificazione, e senza rendervene conto vi ritrovate anche voi a battere il tempo con il piede o una qualsiasi parte del vostro corpo, beh, allora probabilmente state ascoltando uno dei generi di musica più passionali in assoluto: il Chicago blues.

Alcuni artisti più conosciuti riconducibili allo stile di Chicago sono:

- Muddy Waters, considerato un pioniere in questo stile.

- Little Walter

- Howlin Wolf

- Jimmy Rogers

- Willie Dixon

- Buddy Guy

- Carey Bell

- Otis Rush

- Junior Wells

- Magic Sam

Artisti come Muddy Waters, Howlin Wolf, Little Walter e Willie Dixon hanno registrato i loro primi dischi con la Chess Records, un'etichetta discografica nata nel 1947 col nome di "Aristocrat Records" e gestita dai fratelli Leonard e Phil Chess a Chicago, Illinois.

Per chi vuole conoscere un po' più da vicino il Chicago Blues, consiglio la seguente compilation:

The Chess Blues Rock Songbook


The Chess Blues-Rock Songbook (MCA-Chess). Questa compilation contiene le versioni originali di canzoni blues presenti nel repertorio di cantanti rock e blues di tutto il mondo. 10 dei 36 brani furono scritti da Willie Dixon e vengono considerati dei classici del Chicago Blues.




(immagine blues band gentilmente concessa da  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )